INSERIMENTO AGOCANNULE - il riscaldamento del braccio per facilitare il reperimento della vena PDF Stampa E-mail

Titolo dell'articolo: Riscaldamento locale ed inserzione di cannule venose periferiche: studio clinico prospettico randomizzato controllato in singolo cieco e studio randomizzato crossover in singolo cieco.
Autori: Lenhardt R, Seybold T, Kimberger O, Stoiser B, Sessler DI. Università di Vienna
Rivista: British Medical Journal, anno 2002, n. 325, da pag. 409
Lingua: Inglese

 

RIASSUNTO IN ITALIANO
Scopo: determinare se il riscaldamento locale dell'avambraccio e della mano facilita l'incannulamento venoso periferico.
Disegno dello studio: studio clinico prospettico randomizzato controllato in singolo cieco e studio randomizzato crossover in singolo cieco.
Luogo dove si è tenuto lo studio: un reparto di Neurochirurgia adulti ed un reparto di Ematologia adulti di un Ospedale Universitario di Vienna
Soggetti che hanno partecipato allo studio: 100 pazienti neurochirurgici e 40 pazienti con leucemia che necessitavano di chemioterapia.
Interventi sottoposti a studio: le mani e gli avambracci dei pazienti neurochirurgici sono stati coperti per 15 minuti con un guantone riscaldante di fibra di carbonio. I pazienti sono stati assegnati con estrazione a sorte al trattamento con il guantone acceso e riscaldato a 52° C oppure al trattamento con il guantone non attivato. Lo stesso sistema è stato utilizzato per 10 minuti nei pazienti con leucemia. Questi ultimi erano stati assegnati con estrazione a sorte al trattamento con il guantone  riscaldato oppure al trattamento con il guantone spento alla prima somministrazione di chemioterapia mentre in occasione della seconda erano stati sottoposti al trattamento opposto.
Esiti misurati (Outcomes): come esito principale il tasso di successo nell'inserimento di una cannula 18G in una vena sul dorso della mano (n.di cannule inserite/ n.di tentativi); come esito secondario il tempo necessario per arrivare all'incannulamento.
Risultati: nei pazienti neurochirurgici, ci sono voluti in media 36 secondi (intervallo di confidenza al 95%: da 31 a 40 secondi) per inserire la cannula ai pazienti sottoposti al riscaldamento e 62 secondi (intervallo di confidenza al 95%: da 50 a 74 secondi) nel gruppo non riscaldato. (p=0.002). Il primo tentativo di incannulamento è fallito in tre casi (6%) nel gruppo sottoposto a riscaldamento mentre nel gruppo non riscaldato è fallito in 14 casi (28%) (p=0.008)
Lo studio "crossover" nei pazienti leucemici ha dimostrato che il tempo di inserzione risultava ridotto in media di 20 secondi (p=0.013) con il riscaldamento, e che il tasso di fallimento al primo tentativo è stato del 6% con il riscaldamento e del 30% senza riscaldamento (p<0.001)
Conclusioni: Il riscaldamento locale facilita l'inserimento di cannule venose periferiche, riducendo sia il tempo necessario che il numero di tentativi necessari. Questo può ridurre il tempo che gli operatori impiegano ad inserire le cannule, ridurre i costi e migliorare la soddisfazione del paziente.

 

IL MESSAGGIO DELL'ARTICOLO
Il riscaldamento del braccio facilita l'inserimento delle cannule.


IMPLICAZIONI PRATICHE
La pratica riportata, anche se non studiata in ambito pediatrico, è tuttavia facilmente applicabile anche su bambini ed adolescenti, in particolare quelli che, affetti da patologie croniche, necessitano di frequenti terapie venose. Infatti, la venipuntura ripetuta tende a ridurre la disponibilità di vasi incannulabili.
E' un accorgimento semplice che non richiede particolari dotazioni. Il manicotto descritto nell'articolo può essere sostituito con un impacco di garze bagnate di acqua e scaldate nel forno a microonde. Una possibile controindicazione potrebbe essere rappresentata dall'ansia anticipatoria che il sistema può causare nel bambino.

Scarica il testo integrale (in inglese)

 

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Titolo dell'articolo: Tassi di successo negli accessi venosi periferici in pazienti pediatrici.
Autore: Lininger RA Children's Hospital di Omaha, Nebraska, USA.
Rivista: Pediatric Nursing, anno 2003, n.29, da pag. 351.
Lingua: Inglese

 

RIASSUNTO IN ITALIANO
Questo studio ha come scopo di determinare uno standard di pratica accettabile per il reperimento di vie venose periferiche e di determinare il tasso di successo nel reperimento di vie venose da parte del personale infermieristico medico e chirurgico all'ospedale pediatrico di Omaha, Nebraska, USA.
Lo studio, prospettico, ha riguardato un campione non scelto casualmente di 249 inserimenti di vie venose periferiche in totale. I partecipanti allo studio erano i pazienti e il personale infermieristico medico e chirurgico.
I dati sono stati raccolti in tre distinte occasioni lungo un periodo di 20 mesi attraverso questionari. I dati cumulativi rivelano che nel 53% dei casi il reperimento dell'accesso venoso è avvenuto al 1° tentativo, nel 67% dei casi entro il secondo tentativo, e nel 91% dei casi entro quattro tentativi.Il personale infermieristico medico-chirurgico ha reperito l'85% degli accessi venosi dei reparti medico-chirurgici nel periodo di studio.
A seguito di questo studio, lo standard di pratica del reperimento di accessi venosi è stato adesso definito come un numero di tentativi di reperimento della vena non superiore a quattro da parte del personale infermieristico. Fatto senza successo il quarto tentativo, si procede ad avvisare il medico di turno, il quale determina se e quali ulteriori interventi sono necessari e chi li deve fare.

 

APPROFONDIMENTO
Uno studio pubblicato su Pediatric Nursing ha esaminato il problema della difficoltà di reperire accessi venosi periferici in pediatria, di fronte alla constatazione che spesso nei bambini è necessario più di un tentativo. Lo studio cerca di rispondere alla domanda: qual è il tasso di successo che ci si può attendere  nel tentativo di reperire un a ccesso venoso periferico nei bambini? In altre parole, quanti tentativi non riusciti possono essere considerati accettabili prima di ricorrere ad altre soluzioni per reperire una via venosa?

 

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Traduzione di F.Festini