L'ASSISTENZA AI BAMBINI FIGLI DI TESTIMONI DI GEOVA PDF Stampa E-mail

Sofia Bisogni, Filippo Festini

 

Il rispetto dell'identità e della fede religiosa del bambino e della sua famiglia è un elemento essenziale dell'attività professionale degli Infermieri dei bambini (1). In questo numero ci occuperemo in particolare di un gruppo le cui credenze religiose hanno un forte impatto sull'erogazione delle cure: i Testimoni di Geova (TdG). I TdG sono una confessione religiosa (2) cristiana che basa le proprie convinzioni sulla Bibbia. In Italia gli aderenti a questa religione sono, secondo i dati forniti dalla stessa organizzazione, più di 236.000, con una proporzione di un Testimone di Geova ogni 248 persone residenti sul territorio italiano (3). Assistere un bambino figlio di TdG può costituire una vera e propria sfida per il personale sanitario a motivo delle credenze di questo gruppo religioso sul sangue e sui suoi derivati. Per poter garantire un'assistenza culturalmente competente (4) a questa famiglie è perciò necessario conoscere quali sono i trattamenti ritenuti accettabili dai TdG e quali invece possono violare la loro coscienza religiosa.

 

Quali sono i trattamenti ritenuti accettabili e quali inaccettabili?
I TdG hanno profonde convinzioni religiose che impediscono loro di accettare sia il sangue intero sia i quattro componenti principali del sangue, cioè globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma (5). Inoltre non donano sangue ne' accettano il predeposito del proprio sangue perché sia loro trasfuso in un secondo tempo (6).


Quali sono le sostanze che potrebbero essere accettate?
Vi sono trattamenti sanitari per i quali non esiste una posizione ufficiale dei TdG, ma ogni singolo credente di questa religione decide per suo conto se sottoporvisi o meno. Tra questi trattamenti possiamo ricordare l'uso di albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione, emoglobina, emina o interferoni (6). Per i summenzionati trattamenti, alcuni dei criteri che guidano i TdG nella scelta (6) sono:

  • la percentuale in cui la sostanza consigliata è presente nel sangue (frazioni poco rappresentative rispetto all'intero volume ematico sono più facilmente accettate)
  • la presenza della sostanza anche in alimenti o vegetali, oltre che nel sangue (come ad es. l'albumina)
  • la possibilità di un trasferimento della sostanza dalla madre al figlio e viceversa durante la vita intrauterina, come nel caso di alcune immunoglobuline (in questo caso sarebbe già stata previsto in natura una sorta di "trasfusione" della sostanza da un individuo ad un altro e quindi potrebbe risultare più accettabile)
  • la possibilità offerta dalla somministrazione della sostanza di evitare quadri clinici acuti che richiederebbero l'impiego di trattamenti ritenuti categoricamente inaccettabili (es. l'impiego di fattori della coagulazione in pazienti che sanguinano con facilità possono rendere più improbabile la necessità di trasfondere globuli rossi concentrati per eventi di emorragia massiva).

 

Quali procedure potrebbero essere accettate?
Come nel caso delle frazioni del sangue, vi sono anche alcune procedure, che coinvolgono l'uso del sangue, che tuttavia possono essere ritenute accettabili dal singolo TdG (6). Il criterio fondamentale con cui vengono valutate le procedure dal singolo TdG è se il flusso del sangue sarà interrotto o meno. Nel caso che il flusso risulti ininterrotto, come nel processo dialitico, il TdG potrebbe concludere che non si tratta di una manipolazione "impropria" del sangue, ma soltanto di un'estensione del circolo ematico. Alcune di queste procedure sono:

  • recupero intraoperatorio del sangue (Nel corso dell'intervento il sangue viene recuperato dalla ferita chirurgica o da una cavità corporea, viene lavato, filtrato e poi reinfuso). In questo caso è un criterio fondamentale per la decisione se il flusso del sangue subirà interruzioni oppure no.
  • emodiluizione
  • macchina cuore-polmone
  • emodialisi
  • emofiltrazione
  • patch ematico epidurale
  • plasmaferesi (ritenuta accettabile solo nel caso non venga coinvolto l'uso di plasma eterologo)
  • tecniche di marcatura a fini diagnostici

 

Quale counselling al bambino e alla sua famiglia?
Nel fornire sostegno e supporto ai genitori TdG che si trovano a dover decidere sui trattamenti ai quali sottoporre il figlio, è indispensabile tenere conto dei criteri di scelta menzionati in precedenza. Fornire informazioni complete ed esaurienti in merito alle caratteristiche delle sostanze e dei trattamenti a disposizione può rendere la strategia proposta accettabile agli occhi dei genitori. Un atteggiamento aperto e disponibile da parte dei professionisti sanitari può evitare di incorrere in problemi assistenziali quali ansia correlata a insufficiente conoscenza del trattamento, conflitto decisionale correlato a trattamenti, deficit di conoscenze, paura (7).

Il dialogo consapevole e senza prevenzioni con i genitori TdG può produrre ottimi risultati anche in condizioni di urgenza e permettere un'efficace alleanza terapeutica tra sanitari e pazienti senza che vi sia la necessità di ricorrere al giudice tutelare. La Legge italiana prevede, tuttavia, che nel caso vi sia a giudizio dei medici un pericolo imminente per la vita del bambino, possa essere temporaneamente sospesa la potestà genitoriale ad i genitori naturali e nominato un tutore del bambino che ne salvaguardi gli interessi (8).

Per quanto riguarda il supporto al bambino, bisogna tener presente che i TdG insegnano i loro principi religiosi ai loro figli fin dalla tenera età. E' quindi possibile e probabile che quando un bambino figlio di TdG afferisce ad un servizio sanitario, questi abbia già sviluppato in qualche misura un'opinione in merito all'uso del sangue. Negli ultimi anni la letteratura scientifica internazionale ha sempre più spesso ribadito la necessità di coinvolgere i bambini nella presa di decisioni riguardanti la loro salute (9). Anche la Carta dei Diritti del Bambino in Ospedale -che è riferimento per la pratica clinica quotidiana degli Infermieri che assistono bambini- afferma che "il bambino ha diritto di essere coinvolto nel processo di espressione dell'assenso/dissenso alle pratiche sanitarie che lo riguardano" (1). Nel richiedere il consenso è comunque necessario considerare che è molto difficile pensare ad un assensi/dissenso informato prima dei 7 anni, mentre generalmente si può credere in un assenso/dissenso progressivamente consapevole a partire dai 12 anni (1).

 

Bibliografia:


   1. La carta dei diritti del bambino in Ospedale. AOPI. 2004
   2. DPR 31 ottobre 1986, n. 783
   3. AAVV. 2008 Yearbook of Jehovah's Witnesses. Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Roma, 2008.
   4. Betz CL. Immigrant child: unmet needs and a myriad of nursing concerns. J Ped Nurs 2008; 23: 157-160
   5  Dixon JL, Smalley MG. Jehovah's Witnesses. The surgical/ethical challenge. JAMA 1981; 246 (21): 2471-2
   6. AAVV. Il Ministero del Regno. Novembre 2006. Christian Congregation of Jehovah's Witnesses. Roma, 2006.
   7. Carpenito LG. Diagnosi Infermieristiche. Applicazione alla pratica clinica. Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1998.
   8. Codice Civile della Repubblica italiana, art 330, 333
   9. Coad JE, Shaw KL. Is children's choice care rethoric or reality? A scoping review. J Adv Nurs. 2008; 64: 318-327