AUTOLESIONISMO NEGLI ADOLESCENTI: FATTORI DI RISCHIO E STRATEGIE PREVENTIVE PDF Stampa E-mail

AUTOLESIONISMO NEGLI ADOLESCENTI: FATTORI DI RISCHIO E STRATEGIE PREVENTIVE
 
Hawton K, Saunders K E, O’Connor R. Self-harm and suicide in adolescents. The Lancet 2012;379(23):2373-2382
 
Cosa è l’autolesionismo?
L’autolesionismo è definito come un comportamento volto a procurare danni alla propria persona, indipendentemente dalla presenza o meno di intenti suicidiari. Nuove interpretazioni di questo termine invece propongono una diversa accezione, distinguendo l’autolesionismo non suicidiario (ANS) dal tentativo di suicidio (TS). Gli atti autolesionistici possono includere tagli della cute, graffi, bruciature autoinflitte, come anche strapparsi i capelli o ingerire veleni o oggetti. Il tipo di lesione più frequente sono i tagli della cute, che possono essere superficiali o sufficientemente profondi da richiedere l’impiego di punti di sutura.
Quali sono le dimensioni del problema?
Le stime di questo fenomeno variano molto, poiché nella maggior parte dei casi gli atti di ANS non comportano la necessità di un ricovero per le ferite autoinflitte. A questo proposito è stato calcolato che solo un adolescente su 8 subisce un ricovero in ospedale a seguito di atti di ANS. Solitamente quando si arriva al ricovero l’atto autolesionista consiste nell’auto-avvelenamento, pertanto, tenendo presente che l’atto autolesionista più comune è il tagliarsi la cute, è ragionevole ipotizzare una marcata sottostima della prevalenza di ANS tra gli adolescenti. Nonostante le difficoltà precedentemente descritte nel valutare accuratamente le dimensioni del problema, si calcola che circa il 10% degli adolescenti abbia sperimentato almeno un atto di autolesionismo, talvolta in associazione con intenti suicidiari. Diversi studi mostrano inoltre che l’ANS in età adolescenziale è più frequente tra le femmine che tra i maschi. La fascia di età particolarmente a rischio per le femmine è dai 12 ai 15 anni: in questo range di età il rapporto di ANS tra femmine e maschi è di circa 5:1. I dati relativi ad eventi di ANS nelle femmine con età inferiore ai 12 anni sono scarsissimi. Successivamente, dai 15 anni in poi, il rapporto di ANS tra femmine e maschi si riduce progressivamente, e si assiste ad un graduale incremento della frequenza nei maschi e decremento nelle femmine. Non sono ancora noti i motivi per cui la frequenza di ANS aumenti o si riduca in alcune fasce d’età specifiche per maschi e femmine, tuttavia si ipotizza che il livello di sviluppo puberale svolga un ruolo fondamentale nella comparsa di disturbi della sfera emotivo-affettiva o nell’adozione di comportamenti a rischio. L’auto-avvelenamento è più frequentemente associato ad intenti suicidiari rispetto alle lesioni inferte sulla cute. Gli adolescenti affetti da ANS che non sono stati ricoverati riferiscono inoltre di mettere in atto questo tipo di comportamento per autopunirsi e per trovare sollievo quando sono sottoposti ad una forte tensione emotiva, al contrario gli adolescenti sottoposti a ricovero riferiscono che gli atti di autolesionismo hanno lo scopo di mettere fine alla propria vita, sfuggire ad una situazione di stress intollerabile o dimostrare ad altri quanto è profondo il proprio disagio. La reiterazione di atti di ANS negli adolescenti è molto comune, sia in concomitanza di particolari eventi stressanti, sia come routinaria strategia di coping. Uno studio condotto su 2410 adolescenti ha infatti rilevato che il 55% delle femmine ed il 53% dei maschi ha sperimentato eventi multipli di autolesionismo, mentre un altro studio, condotto in Inghilterra in un ospedale generale su un campione di 1583 adolescenti ricoverati per un atto di ANS, ha evidenziato che nel 15% dei casi l’episodio autolesionistico si ripete a meno di un anno dal ricovero. La ripetizione dell’atto autolesionistico è più frequente tra coloro che si tagliano rispetto a coloro che si avvelenano.  
Quali sono i fattori di rischio?
La presenza di sindromi depressive, l’abuso di alcool e l’inizio dell’attività sessuale sono fattori di rischio indipendenti per lo sviluppo dell’ANS. Inoltre l’essere affetti da depressione maggiore, essere stati vittime di abusi sessuali, essere stati testimoni di atti autolesionistici, avere incertezze riguardo al proprio orientamento sessuale sono fattori predittivi di reiterazione degli atti autolesionistici (in adolescenti con orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale la frequenza degli atti autolesionistici è 6 volte superiore rispetto a quella negli adolescenti eterosessuali). Alcune caratteristiche della personalità possono predisporre maggiormente l’adolescente all’ANS o potenziare l’effetto stressogeno di alcuni eventi negativi della vita (es. morte prematura di un genitore, assistere ai violenti litigi dei genitori). In particolare uno spiccato perfezionismo, una marcata impulsività, l’isolamento sociale e la presenza di una relazione genitore-figlio disfunzionale, possono esporre il soggetto alla messa in atto di comportamenti autodistruttivi. Sembra inoltre che l’essere stati oggetto di atti di bullismo sia uno dei fattori predisponenti da tenere in considerazione, anche se non è tutt’ora chiaro se gli atti di bullismo perpetrati on line e quelli perpetrati faccia a faccia abbiano ruoli diversi nello sviluppo dell’ANS.
Quali approcci sono efficaci nella cura dell’ANS?
Attualmente è ancora aperto il dibattito su quale sia il modo migliore di curare l’ANS. La terapia farmacologica con antidepressivi comporta diversi rischi, tra i quali un aumento del rischio di suicidio nelle prime fasi dell’assunzione del farmaco, soprattutto nelle fasce di età più basse. Tuttavia alcuni recenti studi mostrano che il beneficio ottenuto attraverso la somministrazione di antidepressivi inibitori selettivi del re-uptake della serotonina possono superare i rischi che questa comporta. Inoltre l’impiego della terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata più efficace rispetto al solo impiego della fluoxetina e l’adozione di metodiche di tipo psicologico appare potenziare l’effetto della terapia farmacologica.
Quali sono le possibili strategie preventive ?
Gli interventi preventivi sono indirizzati a 2 target di popolazione: gli adolescenti in generale e gli adolescenti a rischio. L’obiettivo principale è quello di creare nella comunità la consapevolezza del problema e, contemporaneamente, stimolare gli adolescenti a chiedere aiuto. A questo riguardo la diffusione delle informazioni nelle scuole riveste un ruolo fondamentale. L’Infermiere Scolastico, figura presente nella maggior parte delle realtà del mondo anglosassone ma non ancora in Italia, può costruire specifiche campagne informative allo scopo di eliminare lo stigma ed i più comuni pregiudizi legati all’ANS sia nella popolazione studentesca che tra insegnanti e genitori. Inoltre, per facilitare l’accesso dei giovani agli strumenti di aiuto, in molte scuole sono previsti dei punti di ascolto ai quali il giovane può rivolgersi direttamente trovando personale appositamente formato. Dall’altro lato gli insegnanti ed i genitori vengono addestrati al pronto riconoscimento dei sintomi dell’ANS. Altre strategie comprendono l’istituzione di numeri verdi attivi 24h su 24 ai quali l’adolescente può rivolgersi direttamente ed autonomamente in qualsiasi momento e l’istituzione di specifici siti internet dove trovare un primo aiuto. Gli adolescenti che presentano i fattori di rischio indicati nella Tabella 1 dovrebbero essere periodicamente sottoposti a test di screeenig allo scopo di intercettare il più precocemente possibile la comparsa dell’ANS


Cosa posso fare se nella mia pratica clinica sono chiamato ad assistere un adolescente con sospetto di ANS?
La prima cosa da fare è verificare la presenza dei fattori di rischio e riportarli nella documentazione assistenziale. E’ inoltre necessario che venga avvisato prontamente il medico e che venga richiesta una consulenza psicologica e una consulenza psichiatrica. E’ particolarmente importante accertarsi che l’adolescente sia sempre supportato dalla presenza di un adulto e che l’ambiente in cui viene erogata l’assistenza infermieristica sia privo di oggetti che potrebbero essere utilizzati a scopo autolesionistico o a scopo suicidiario (oggetti taglienti, corde, cavi, nastri, farmaci)).  E’ inoltre indispensabile che venga allertata la rete di supporto presente sul territorio e che venga garantita la continuità assistenziale.