I disturbi dell'identità di genere in età pediatrica PDF Stampa E-mail

I DISTURBI DELL’IDENTITA’ DI GENERE IN ETA’ PEDIATRICA
Sofia Bisogni, Università degli Studi di Firenze
 
L’argomento che presentiamo in questo numero è sicuramente tra quelli meno conosciuti e studiati; infatti soltanto molto recentemente si è iniziato a parlare di disturbi dell’identità di genere (DIG) anche in età pediatrica. I bambini con DIG riferiscono fin dalla primissima infanzia di sentirsi intrappolati in un corpo sbagliato e di essere nati con i genitali sbagliati. Sebbene confrontarsi con questa realtà presenti notevoli sfide in campo etico, morale e giuridico e, presumibilmente per tali motivi, il problema sia stato lungamente taciuto, questi bambini necessitano di una grande attenzione da parte del personale sanitario nonchè di un’assistenza specifica e qualificata, infatti sono a rischio di sviluppare comportamenti molto dannosi per la salute e di essere oggetto di atti di violenza o bullismo. Alcuni studi hanno stimato quale è il rischio specifico di un adolescente-giovane adulto con DIG di di avere comportamenti o trovarsi in situazioni altamente rischiose: riportiamo di seguito una tabella riassuntiva.


Quando si può parlare di DIG?
Secondo i più recenti criteri diagnostici, elaborati dall’ American Psychiatric Association, il GID è contraddistinto da 4 specifiche componenti:
- Deve esserci una identificazione del soggetto con il sesso opposto a quello biologicamente assegnato persistente nel tempo: tale identificazione si esprime con il desiderio del soggetto di possedere il sesso opposto al proprio o con la ripetuta asserzione da parte del soggetto di appartenere al sesso opposto
- Deve esserci evidenza di un persistente disagio del soggetto in relazione al sesso biologicamente assegnato o un forte senso di in appropriatezza sperimentato del soggetto rispetto al ruolo sociale attribuito al sesso biologico
- Non devono essere presenti squilibri ormonali (come ad esempio una iperplasia surrenalica congenita o la sindrome da insensibilità agli androgeni)
- Deve esserci evidenza clinica di livelli significativamente alti di distress o di un accentuato impedimento allo svolgimento, da parte del soggetto, delle proprie attività di tipo sociale, lavorativo, scolastico ecc…
 
Implicazioni psicologiche di un DIG in età pediatrica
Le ricerche fino ad oggi effettuate sull’argomento non hanno evidenziato nessuna correlazione tra la presenza un DIG e disturbi psichiatrici. Tuttavia sono moti gli aspetti psicologici su cui influisce un DIG; in particolare l’adolescenza con i mutamenti fisici che la accompagnano è un momento particolarmente critico. L’adolescente con DIG può infatti andare incontro, durante questa fase, a depressione, anoressia nervosa, fobie sociali e comportamenti suicidiari. Oltre a questo gli adolescenti con DIG riportano spesso di aver ricevuto insulti ed aggressioni sia verbali che fisiche e di sentire la scuola come un luogo in cui la loro integrità psicofisica è altamente a rischio.
 
Il percorso di accompagnamento

Secondo alcune stime tra l’80% ed il 95% dei bambini con GID in età prepuberale risolve il disturbo di identità prima dell’adolescenza, mentre coloro per i quali permane il GID proseguono nella quasi totalità dei casi con il riassegnamento del nuovo sesso e la relativa chirurgia demolitiva-ricostruttiva.
Qualsiasi sia il percorso che il bambino con GID e la sua famiglia decideranno di intraprendere, secondo gli standard standard stabiliti dalla Word Professional Association for Transgender Health, la più importante organizzazione medica che si occupa dell’argomento, l’obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di “massimizzare l’accettazione di se’ per ottenere il miglior livello possibile di benessere psicologico e di autorealizzazione”. La stessa organizzazione suggerisce una precoce presa in carico del bambino con GID da parte di equipe multidisciplinari di sanitari, all’interno della quale devono essere necessariamente presenti professionisti specializzati in disturbi di genere.
 
La terapia ormonale per ritardare l’adolescenza
I ragazzi con DIG vivono con estrema angoscia lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, in particolare per i ragazzi con sesso biologico maschile è traumatico il cambiamento della voce, la comparsa di barba e peli, l’accentuarsi del pomo d’Adamo, mentre per le ragazze di sesso biologico femminile è critico lo sviluppo del seno e la comparsa delle mestruazioni. L’unico sistema attualmente disponibile per ritardare la comparsa dei caratteri sessuali secondari è la somministrazione di ormoni. La terapia ormonale nei bambini con DIG ha un duplice obiettivo:
? Inibire la comparsa dei caratteri sessuali secondari relativi al sesso biologicamente assegnato
? Indurre lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari relativi al sesso percepito dal bambino
Secondo gli standard olandesi i bambini che sono affetti in maniera stabile da un DIG, che sono psicologicamente stabili e che vivono in un ambiente supportivo possono essere sottoposti a terapia ormonale per la soppressione della pubertà. Solitamente la terapia ormonale inizia a circa 12 anni, ed ha il vantaggio, oltre a quelli precedentemente menzionati, di ridurre l’invasività degli interventi chirurgici a cui molto probabilmente si sottoporrà il soggetto in età più matura; ad esempio nella transizione da femmina a maschio l’inizio precoce della terapia ormonale può rendere non necessaria una eventuale mastectomia in età adulta o nella transizione da maschio a femmina può rendere non necessario il rimodellamento del pomo d’Adamo e la terapia per il ricondizionamento della voce. In una prima fase il trattamento ormonale è completamente reversibile se viene interrotta la terapia. Il trattamento è subordinato all’ottenimento del consenso informato da parte dei genitori.
 
La Real Life Experience
Dopo aver soppresso la pubertà il percorso di transizione, per entrambi i sessi, prevede che il ragazzo/a sperimenti una così detta Real Life Experience (RLE), ovvero inizi a vivere come individuo del sesso percepito. Si tratta di una sorta di “prova” che prosegue 24 ore su 24 e che permette al soggetto di sperimentare le conseguenze affettive-sociali ed emozionali che potrebbe avere il cambiamento definitivo del sesso. La RLE dovrebbe durare almeno 2 anni, durante i quali il soggetto dovrebbe proseguire la propria attività di studio, lavorativa o di volontariato. Il nome sui documenti di identità dovrebbe essere cambiato in questo periodo.
 
Il ricondizionamento sessuale: lo sviluppo dei caratteri sessuali relativi al sesso percepito
L’ultima tappa del percorso di transizione consiste negli interventi volti allo sviluppo dei caratteri sessuali relativi al sesso desiderato. Questo obiettivo viene raggiunto, in un primo momento, con un’ulteriore ciclo di terapia ormonale, ed in un secondo momento con la chirurgia demolitiva e ricostruttiva. Questa terza fase può essere iniziata non prima dei 16 anni, una volta ottenuta il consenso scritto dei genitori (se il soggetto è minorenne) o del soggetto stesso. La terapia ormonale ad alte dosi è controindicata per coloro che hanno deficit epatici, diabete mellito scompensato, patologie cardiovascolari, malattie tromboemboliche, marcata obesità o familiarità per cancro al seno. E’ inoltre importante tenere presente che la terapia ormonale sia sospesa almeno 3-4 settimane prima di un intervento chirurgico per prevenire episodi tromboembolici.
 
Uno sguardo al futuro
La realtà dei DIG in età pediatrica è particolarmente conosciuta negli Stati Uniti, dove sono stati condotti i primi studi sull’argomento. E’ stato ormai dimostrato il valore dei gruppi di auto-mutuo aiuto per bambini e famiglie con casi di DIG, inoltre i genitori inclusi in tali gruppi hanno riferito che la cosa che li ha maggiormente aiutati è stato il non sentirsi soli e gli unici a vivere questa esperienza. In Italia i gruppi di autoaiuto per famiglie con DIG sono ancora molto poco diffusi, sarebbe quindi auspicabile una sensibilizzazione dei sanitari nel pronto riconoscimento di un DIG e la costituzione di reti di supporto formali ed informali che coinvolgano anche le strutture che accolgono i bambini, come scuole dell’infanzia, scuole elementari, scuole medie e gruppi sportivi per bambini