IL DANNO PSICOLOGICO DI TIPO IATROGENO NEL BAMBINO: CAUSE E STRATEGIE PER EVITARLO PDF Stampa E-mail

IL DANNO PSICOLOGICO DI TIPO IATROGENO NEL BAMBINO:  CAUSE E STRATEGIE PER EVITARLO
Rees C. Iatrogenic psychological harm. Arch Dis Child 2011. Nov 9. [Epub ahead of print]

Negli ultimi anni i sistemi sanitari hanno attribuito una crescente importanza al benessere psicologico del bambino anche durante i ricoveri ospedalieri. A questo scopo sono stati progettati ospedali a misura di bambino che mirano a rendere confortevole il periodo del ricovero prevedendo, oltre ad arredi divertenti e colorati, anche spazi appositi per il gioco ed il relax di bambini e genitori. Concordemente alla modificazione di spazi ed ambienti, anche le modalità comunicative utilizzate dai sanitari per rapportarsi alle famiglie assistite si sono evolute in forme sempre più child-friendly. L’adozione in molti reparti di pediatria di divise colorate per Infermieri e Medici, di opuscoli informativi a fumetti per ridurre l’ansia preoperatoria o l’elaborazione di nuove tecniche di distrazione da eseguire durante le procedure dolorose, costituiscono prove dalla crescente sensibilità dei sanitari nei confronti del confort psicologico dei piccoli pazienti. Tuttavia, nonostante le molte innovazioni che hanno concorso a rendere le cure maggiormente atraumatiche, il danno psicologico causato dai sanitari, cioè il danno psicologico di tipo iatrogeno (DPI), rimane ad oggi relativamente poco conosciuto e quindi spesso sottostimato. I soggetti in età evolutiva sono particolarmente vulnerabili al DPI a motivo dell’immaturità dei meccanismi di regolazione dello stress e, in particolar modo nei primi 24 mesi di vita, a motivo del fatto che il processo di attaccamento alla madre può non essere ancora completo. Inoltre i danni psicologici subiti in età evolutiva si imprimono profondamente nella mente del bambino e possono influenzare in maniera molto potente il concetto di se’ e degli altri che il soggetto avrà in età adulta, distorcendoli in maniera negativa. Il termine DPI include una vasta gamma di danni, che varia da un lievissimo danno a danni molto gravi (tabella 1).

Per tali motivi proteggere dal DPI significa innanzitutto proteggere l’autostima del bambino e la relazione che questi ha con i propri genitori. Le cause che permettono il verificarsi di un DPI sono riconducibili essenzialmente a 2 macroaree: cause legate al professionista e cause legate all’organizzazione dei servizi (vedi tabella 2).

I meccanismi con cui si sviluppa un DPI sono molteplici e sono strettamente correlati alle variabili individuali di ogni professionista, di ogni famiglia e di ogni struttura sanitaria. Al fine di comprendere meglio le principali disfunzionalità relazionali che conducono ad un DPI, nella tabella 3 abbiamo messo a confronto i ben più noti elementi che caratterizzano l’abuso emotivo da parte dei genitori con le più comuni cause di un DPI. Dedicare poco tempo al dare spiegazioni efficaci ed esaurienti o ad ascoltare i dubbi e le paure del bambino si traduce nello sviluppo di maggiori livelli di stress ed ansia nel paziente e la sua famiglia. Inoltre l’autostima può risultare indebolita o irrimediabilmente lesa da un’inadeguata protezione delle relazioni sociali che il bambino ha instaurato prima del ricovero in ospedale; a questo riguardo è fondamentale consentire al bambino di ricevere le visite di parenti ed amici, e di socializzare anche durante il ricovero (salvo specifiche controindicazioni cliniche).
Nell’ambito delle patologie croniche, è di estrema importanza che l’atteggiamento dell’infermiere sia tale da non identificare mai il bambino con la sua malattia. Devono invece essere incoraggiate le strategie di coping efficaci e gli interventi educativi devono essere mirati al raggiungimento di livelli di controllo sempre maggiori da parte del bambino in sulla propria salute ed sulle cure alle quali deve sottoporsi. In questo ambito si può sviluppare un DPI quando si sottovaluta l’impatto che può avere sul bambino o sull’adolescente il passaggio da una fase della vita alla fase successiva; infatti per i bambini affetti da patologie croniche non sempre la crescita è sinonimo di acquisizione di maggiore autonomia o di una maggiore libertà e l’aspetto potrebbe non seguire le modificazioni tipiche dell’età. Inoltre l’eventuale necessità  di essere sottoposto ripetutamente a ricoveri o a controlli medici può contribuire ad erodere l’autostima. E’ quindi opportuno che l’Infermiere incoraggi il bambino o l’adolescente ad esprimersi circa le proprie aspettative riguardo ad  una maggiore libertà e questo aspetto potrebbe non seguire le modificazioni tipiche dell’età. La necessità  di essere sottoposto ripetutamente a ricoveri o a controlli medici può contribuire ad erodere l’autostima nel bambino. E’ quindi opportuno che l’Infermiere incoraggi il bambino o l’adolescente ad esprimersi circa le proprie aspettative riguardo al processo di crescita, fornendo allo stesso tempo il supporto necessario alla famiglia che deve riorganizzarsi sulla base dei nuovi bisogni del bambino-adolescente.