La divisa degli Infermieri come possibile fonte di infezioni nosocomiali PDF Stampa E-mail
LA DIVISA DEGLI INFERMIERI COME POSSIBILE FONTE DI INFEZIONI NOSOCOMIALI
Wiener-Well Y, Galuty M, Rudensky B, Schlesinger Y, Attias D, Yinnon AM. Nursing and physician attire as possible source of nosocomial infections. Am J Infect Control. 2011;39(7):555-9.
A cura di Stefania Cozza
Uno studio condotto in un ospedale di Gerusalemme e pubblicato sul numero di Settembre di American Journal of Infections Control suggerisce che una gran parte delle uniformi del personale sanitario ospedaliero potrebbe essere colonizzata da batteri potenzialmente patogeni, inclusi quelli resistenti ai farmaci e che  potrebbero quindi rappresentare un'importante fonte di infezioni nosocomiali. Molti studi hanno dimostrato una contaminazione batterica delle uniformi e dell'abbigliamento personale degli operatori sanitari durante le attività assistenziali, ma poche organizzazioni hanno finora prodotto raccomandazioni specifiche sulla fornitura e sul cambio delle uniformi del personale sanitario. Questo studio ha valutato la carica batterica presente sulle uniformi indossate da infermieri e medici in un ospedale universitario con 550 posti letto. Sono stati inclusi 135 tra medici e infermieri provenienti da reparti medici e chirurgici e ogni partecipante ha risposto ad un questionario che chiedeva per quanto tempo aveva indossato la propria uniforme, quanto pensavano che fosse pulita e quanto spesso è stata cambiata. Inoltre sono state raccolte 238 colture, provenienti dalla zona addominale della divisa, dal bordo delle maniche (corte, a livello del gomito) e dalle tasche. Dei soggetti partecipanti, il 55% erano infermieri e il 45% erano medici.
Nel questionario, il 58% dei rispondenti ha affermato di cambiare l'uniforme ogni giorno e il 77% riferisce che il grado di pulizia della divisa varia da normale ad eccellente. Tuttavia, batteri potenzialmente patogeni sono stati isolati in almeno uno dei tre siti presi in esame nel 63% delle uniformi dei partecipanti, pari al 50% dei campioni prelevati.
Dei campioni di batteri con antibiotico-resistenza, il 14% proveniva dai vestiti delle infermiere e il 6% da quelle dei medici (ma la differenza di prevalenza nei due gruppi non era statisticamente significativa). Non è stata riscontrata differenza significativa di prevalenza di uniformi contaminate tra il personale del dipartimento medico e quello del dipartimento chirurgico.
I batteri più frequentemente rilevati sono Acinetobacter (60.5%), Stafilococco aureo (21.8%, di cui 5.4% meticillino-resistente), Enterobacteriaceae (12.2%) e Pseudomonas (5.4%).
Tra le limitazioni dello studio occorre notare che manca una stima del numero di giorni durante i quali le uniformi sono state indossate prima del prelievo e la mancanza di informazioni riguardanti l’abitudine di alcuni di lavare le uniformi a casa a casa propria.  
Lo studio dunque mostra che quasi due terzi delle uniformi portate da infermieri e medici è contaminato. Lo studio non prova che la contaminazione dell'uniforme si sia trasformata in infezione nosocomiale per uno o più pazienti, tuttavia l'alta prevalenza di uniformi contaminate ci spinge a riflettere sull'importanza dell'igiene di ciò che indossiamo durante l'assistenza, in particolare in ambito pediatrico. Gli autori dell'articolo propongono alcune raccomandazioni per ridurre il rischio che le uniformi possano divenire veicolo di infezioni:
- cambio dell' uniforme ogni giorno
- praticare un attento lavaggio delle mani
- uso di sovracamici di materiale plastico quando si svolgono azioni che possono determinare schizzi di fluidi biologici o contatto diretto con gli stessi
- usare solo uniformi a maniche corte
- abolire i camici classici da medico.