CATETERI VENOSI CENTRALI CON RIVESTIMENTO IMPREGNATO DI ANTIBIOTICO: EFFICACIA PREVENTIVA E RISCHIO DI RESISTENZE ANTIBIOTICHE PDF Stampa E-mail

CATETERI VENOSI CENTRALI CON RIVESTIMENTO IMPREGNATO DI ANTIBIOTICO: EFFICACIA PREVENTIVA E RISCHIO DI RESISTENZE ANTIBIOTICHE
Ramos ER, Reitzel R, Jiang Y, Hachem RY et al.Clinical effectiveness and risk of emerging resistance associated with prolonged use of antibiotic-impregnated catheters: more than 0.5 million catheter days and 7 years of clinical experience. Crit Care Med 2011;39(2):245-51
A cura di Stefania Cozza
 
I cateteri venosi centrali (CVC) hanno un ruolo cruciale nella gestione di pazienti ad alto rischio,   in particolare di pazienti gravemente immunocompromessi e in quelli con patologie cancerose. Nell'ultimo decennio sono state messe in atto molteplici strategie per diminuire il numero di complicanze legate alla gestione del CVC in particolar modo le infezioni ematiche associate alla via centrale.
Considerando l'aumento della domanda di CVC e le proprietà antimicrobiche e anti-biofilm di alcuni antibiotici, i ricercatori dell'Universtà del Texas hanno sviluppato un rivestimento per CVC a base di minociclina e rifampicina (M/R CVC) che è diventato lo standard in molti ospedali data la loro efficacia nella diminuzione delle infezioni ematiche associate al CVC (CLABSI). Studi in vitro ed in vivo su questi cateteri hanno dimostrato che sono in grado di prevenire le aderenze e la colonizzazione del biofilm di organismi principali che causano CLABSI, inclusi quelli multiresistenti. Inoltre, degli RCT hanno dimistrato che questi devices sono molto più efficaci nel diminuire il tasso di CLABSI nei pazienti critici e i pazienti immunocompromessi.
Ciò nonostante, ancora non è chiaro se questo tipo di dispositivi è efficace indipendentemente dalle precauzioni messe in atto per il controllo delle infezioni come l'uso di barriere (guanti cuffia mascherina),  il lavaggio delle mani, l'uso di antisettici sul punto di inserzione ecc.
L'obiettivo di questo studio è stato quindi quello di valutare l'effetto dei M/R CVC sull'incidenza di CLABSI tra i pazienti con cancro ricoverati in terapia intensiva durante un periodo di 7 anni, prima e dopo l'implementazione di precauzioni di controllo delle infezioni. E' stato anche studiato il rischio a lungo termine di comparsa di resistenza batterica alla tetraciclina e alla rifampicina dopo l'introduzione nella routine dell'uso di  M/R CVCs nelle unità intensive.
Il disegno di studio è stato di coorte retrospettivo, condotto sui dati del periodo tra il 1999 (quando sono stati introdotti i M/R CVC) e il 2006. Su tutti gli 8009 pazienti ricoverati nel periodo e portatori di CVC sono stati calcolati  il numero totale dei giorni catetere, il numero totale di CVC inseriti, il periodo di dimora dei cateteri, il periodo di tempo trascorso tra l'inserzione del catetere e la sua rimozione, e la quantità totale di rifampicina e minociclina utilizzata. Per calcolare l'incidenza delle CLABSI è stato usato il database generale di controllo e sorveglianza delle infezioni. Lo studio è stato suddiviso in 4 fasi.
Fase  1 (basale) corrisponde al 1998, prima dell'introduzione del M/R CVC o delle misure di controllo delle infezioni; la densità di incidenza di CLABSI in era del 8,3 per 1000 giorni/paziente.
Fase 2 (solo M/R CVCs) corrispondente con gli anni 1999 e 2000, il periodo quando M/R CVC fu inizialmente introdotto e messo in uso solo per i pazienti critici: è stata osservata una riduzione del 58% nel 1999 (da 8,3 a 3,5 per 1000 giorni/paziente) e del  69% nel 2000 (da 8,3 a 2,6 per 1000 giorni/paziente) nell'incidenza di infezioni ematiche.
Fase 3 (solo misure di controllo delle infezioni) corrispondente agli anni 2001 e 2002: sono state implementate molteplici precauzioni per il controllo delle infezioni, come le barriere di protezione massima e il lavaggio delle mani e la contemporanea sospensione dei cateteri rivestiti: si è verificato un aumento delle infezioni del 50% (2.6–3.9 per 1000 giorni/paziente) nel 2001 e  del 88% (2.6–4.9 per 1000 giorni paziente) nel 2002.
Fase 4 (M/E CVC più precauzioni per il controllo delle infezioni) corrispondente agli anni da 2003 a 2006, periodo nel quale la combinazione tra M/R CVCs e barriere di protezione massima sono state massimamente diffuse. La riduzione del tasso di infezioni è stata del 73% (da 4.9 a 1.3 per 1000 giorni/paziente). Il dato, confrontato con il periodo basale, mostra una riduzione dell'84% (da 8.3 a 1.3 per 1000 giorni/paziente).
Lo studio ha quindi dimostrato che tra i pazienti critici una diminuzione della quantità di CLABSI è stata associata ad un uso prolungato di M/R CVCs in maniera indipendente e non correlata all'uso nelle precauzioni di controllo delle infezioni.
Inoltre non c'è stato un aumento della resistenza alla minociclina e alla rifampicina degli Stafilococchi aurei causa di infezioni nosocomiali, isolati nell'ospedale nel periodo studiato.