Animali domestici ed allergie PDF Stampa E-mail
ANIMALI DOMESTICI E ALLERGIE NEI BAMBINI: GLI ULTIMI STUDI
Chen C, Tischer C, Schnappinger M, Heinrich J. The role of cats and dogs in asthma and allergy – a systematic review. Int. J. Hyg. Environ. Health 2010; 213: 1–31
A cura di Stefania Cozza
La presenza di un animale domestico (gatto o cane) all'interno di una famiglia è nella maggior parte dei casi fonte di gioia e serenità; inoltre è stato ampiamente dimostrato il valore della pet therapy all'interno dell'ospedale, una “terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo”, anche se allo stato attuale non esiste una chiara definizione per quanto riguarda le procedure e i requisiti minimi da adottare per lo svolgimento di questa attività. Un aspetto importante da chiarire è l’associazione tra i fenomeni allergici dei bambini e la presenza in casa  di animali da compagnia come il gatto ed il cane.
L'ultima revisione in merito all'argomento di Chen et al. ha preso in considerazione gli studi osservazionali pubblicati dal 2000 al 2009, cercando una possibile correlazione tra esposizione all'allergene e risposta immunitaria. Sono stati analizzati un totale di 63 articoli; i risultati principali sono stati:
1- l'esposizione del neonato al cane o al gatto nei primi momenti di vita non produce effetti riguardo l’insorgere di asma o sibili respiratori;
2- il contatto con il cane durante l'infanzia sembra proteggere il bambino dalla sensibilizzazione ad allergeni aerei;
3- l'esposizione sia al cane che al gatto di bambini in età scolare e di adulti suggerisce invece un'associazione inversa tra l'esposizione al gatto e i sintomi asmatici o respiratori. Un'analisi degli articoli in riferimento ai parametri “zone geografiche” e “intervallo di età” ha prodotto risultati insufficienti. Le conclusioni di questa revisione devono essere interpretate con cautela data una certa contraddittorietà tra i risultati dei diversi studi esaminati.  Gli autori concludono che la decisione se tenere un cane o un gatto in famiglia dovrebbe essere basata su criteri diversi rispetto alla preoccupazione di sviluppare asma o allergia, poiché le evidenze a supporto di un rapporto di causa-effetto tra presenza di animali domestici e sviluppo di asma o di patologie allergiche non sono chiare.
Recentemente su Clinical and Experimental Allergy (Luglio 2011) è stato pubblicato un articolo nel quale è stato confermato l'effetto di difesa a lungo termine degli animali domestici presenti nelle abitazioni. Già nel 1999 un autore svedese  avevano dimostrato che i bambini cresciuti in una casa con un gatto avevano meno probabilità di diventare allergici alle proteine del pelo del gatto; l'effetto “protettivo” posseduto dagli animali domestici è stato osservato negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Nuova Zelanda, e anche in Svezia. Nella maggior parte di questi studi si concludeva che le evidenze non erano sufficienti a raccomandare alle famiglie “allergiche” di non tenere animali n casa. Uno studio eseguito in Nuova Zelanda ha mostrato che il 50% dei bambini con asma avevano un gatto in casa e in particolare 34 presentavano una positività per gli anticorpi IgE contro gli acari della polvere, ma non erano sensibilizzati al gatto pur avendo una elevata esposizione.
Per quanto riguarda l'esposizione dei bambini nel primo anno di vita, uno studio di coorte americano del 2002 ha dimostrato un forte effetto di protezione immunitaria dato dalla presenza di un animale nell'abitazione, con un apparente beneficio anche sulla funzionalità polmonare nei pazienti pediatrici valutati all'età di 6 anni. Uno studio successivo del 2011 ha preso in considerazione gli stessi pazienti all'età di 18 anni e ha suggerito la presenza di una possibile “età critica” (primo anno di vita) durante la quale l'esposizione ad animali può dare un effetto di protezione allergologica.  In conclusione potrebbe essere sufficiente la coabitazione di un bambino e un gatto nel primo anno di vita per stabilire una forma di tolleranza che inibisce fortemente il rischio di sensibilizzazione successiva nasale o cutanea.