IL DISTURBO DA STRESS POST TRAUMATICO NEI BAMBINI SOPRAVVISSUTI AD UNA PATOLOGIA ONCOLOGICA E NELLE LORO FAMIGLIE PDF Stampa E-mail

IL DISTURBO DA STRESS POST TRAUMATICO NEI BAMBINI SOPRAVVISSUTI AD UNA PATOLOGIA ONCOLOGICA E NELLE LORO FAMIGLIE
Ayse Yilmaz, Cansu Akdag, Y. Sinem Üzar, Hülya Yolcu, Hacettepe University Faculty of  Health Sciences Nursing Department  Ankara
L’incidenza del cancro in età pediatrica aumenta ogni anno in tutto il mondo. Negli USA il cancro colpisce il 10,8% dei bambini di età compresa tra 1 e 14 anni ed è la seconda causa di morte dopo gli incidenti, mentre in Turchia il cancro nella stessa fascia di età colpisce il 5 % della popolazione e rappresenta la quarta causa di morte dopo le malattie infettive, i difetti cardiaci e gli incidenti. Nel 2004, negli USA tra 65% ed il 77% dei bambini ai quali è stato diagnosticato il cancro aveva un’aspettativa di vita di 5 anni o più. Nel 2009 la World Health Organization (WHO) ha stimato che in Turchia l’incidenza del cancro sia di 112 casi ogni 100.000 abitanti. Il percorso terapeutico a cui è sottoposto un bambino con patologia oncologica è fonte di alti livelli di stress sia per il paziente che per la sua famiglia, inoltre gli effetti collaterali delle terapie spesso utilizzate comportano modificazioni dell’aspetto e gravi alterazioni della vita quotidiana tali da poter essere considerati veri e propri eventi traumatici. Nel 2000 uno studio ha evidenziato che i pazienti pediatrici con cancro percepiscono se stessi come profondamente diversi dai loro coetanei a motivo del loro aspetto e che eventi come la perdita dei capelli, il drastico aumento di peso o la repentina perdita di peso possono determinare, in questi pazienti, lo sviluppo del Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD). Alcuni studi riportano che la prevalenza del PTSD è maggiore nei bambini che sono stati sottoposti ai trattamenti medici per un periodo di tempo maggiore, inoltre nei bambini sopravvissuti al cancro che avevano sviluppato il PTSD si sono riscontrati più frequentemente i sintomi tipici della depressione e pensieri negativi relativi all’esperienza di malattia. In alcuni casi il PTSD è associato ad una regressione del comportamento del bambino. Lo stesso studio ha inoltre mostrato che il PTSD è presente nel 10-30% dei genitori di bambini affetti da patologia oncologica. Lo studio ha riscontrato che è molto frequente che uno dei due genitori sia costretto a lasciare la propria attività lavorativa per prendersi cura del figlio malato; la perdita del lavoro influisce negativamente sulle possibilità economiche della famiglia, che si trova a dover sostenere ingenti spese per la necessaria assistenza al bambino. Oltre ai problemi economici i genitori di un bambino con il cancro devono affrontare problemi di ordine emotivo, fisico e sociale, che sono fonte di grande stress. Le reazioni a questi eventi stressanti possono includere panico, ansia, tristezza o uno stato ininterrotto di allerta. Per questi motivi i genitori di bambini affetti da cancro presentano un rischio aumentato di sviluppare alti livelli di PTSD. Da una revisione sistematica che ha analizzato i risultati di 12 studi è emerso che tra il 6 ed il 25% dei genitori sono a rischio di sviluppare il PTSD durante la malattia del proprio figlio, mentre tra il 27 ed il 54% dei genitori sviluppa il PTSD dopo la guarigione del bambino. Un altro studio sui bambini che sono sopravvissuti al cancro ha mostrato che il 29,5% delle madri e l’11,5% dei padri ha incominciato a mostrare i tratti tipici del PTSD subito dopo la diagnosi. In uno studio condotto su 24 madri di bambini sopravvissuti al cancro, il 25% era affetto da PTSD associato a depressione e disturbi dell’ansia. Inoltre un’ulteriore studio condotto su madri di adolescenti sopravvissuti al cancro il PTSD era presente nel 17% delle madri intervistate.
Elementi essenziali dell’assistenza infermieristica alle famiglie in cui uno o più membri hanno sviluppato il PTSD
Attualmente la maggior parte dei sintomi che ricorrono nella fase terminale della vita sono gestibili con successo attraverso l’impiego di farmaci e di tecnologie di ultima generazione, inoltre le cure disponibili permettono non soltanto il miglioramento della qualità della vita ma il prolungamento della stessa. La sopravvivenza dal cancro risulta quindi notevolmente aumentata. In quest’ottica l’assistenza infermieristica prestata durante le cure attive, durante le cure palliative (nel caso di mancata guarigione) o ai follow up (nel caso di guarigione) deve necessariamente tenere conto della possibilità che alcuni membri della famiglia sviluppino il PTSD. In tal caso è necessario:
- Aiutare il bambino e la famiglia a potenziare i propri meccanismi di difesa: questo può significare incoraggiare il bambino o il genitore a mantenere il più possibile il controllo sulla propria vita in tutte le fasi della malattia.
- Incoraggiare il bambino e la famiglia a prendere parte attiva alle cure. L’assistenza infermieristica deve sempre essere orientata all’intera famiglia.
- Rafforzare la comunicazione all’interno della famiglia e la rete sociale di supporto al nucleo familiare
- Rafforzare l’autostima e l’autoefficacia percepita di ogni membro della famiglia ripercorrendo i periodi difficili vissuti in passato e sottolineando come la famiglia li ha superati e quali sono le risorse emotive e psicologiche che ogni membro della famiglia può mettere in campo per superare la situazione attuale
- Incoraggiare la verbalizzazione delle emozioni negative
- Insegnare ai genitori tecniche per supportare psicologicamente il bambino
- Mostrare ai genitori e al bambino modalità efficaci per esprimere emozioni profonde (disegni, racconti…)