LE INTERRUZIONI AL LAVORO DEGLI INFERMIERI DEI BAMBINI PDF Stampa E-mail

Quando gli Infermieri dei Bambini vengono interrotti: cause e conseguenze delle interruzioni delle attività infermieristiche

McGillis L, Hubley P, Watson C. Interruption and Pediatric Patient Safety. Jounal of Pediatric Nursing 2010; 25: 167-175

Gli Infermieri dei Bambini sono giornalmente coinvolti nell’esecuzione di attività delicate e complesse, alla base dell’assistenza dei piccoli pazienti. Molti studi scientifici hanno fornito indicazioni su come rendere sempre più sicura l’assistenza, incoraggiando ad esempio la creazione di locali dedicati ad attività infermieristiche particolarmente complesse (come ad esempio una stanza adibita esclusivamente alla preparazione della terapia). Tuttavia l’efficacia di queste raccomandazioni può essere compromessa da contesti di lavoro caotici o dispersivi. Lo studio che proponiamo di seguito indaga l’impatto che le interruzioni delle attività degli infermieri hanno sulla sicurezza dei pazienti.
Questa ricerca è stata condotta in un periodo di tredici mesi dal novembre 2005 al novembre 2006 in un ospedale pediatrico universitario di terzo livello. Sono stati osservati gli Infermieri di quattro reparti: medicina, chirurgia, medicina e chirurgia specialistica e terapia intensiva. Per ogni reparto sono stati osservati otto infermieri per un totale di 32 soggetti arruolati.
Le osservazioni hanno rilevato: 1) il tipo di interruzioni verificatesi, 2) la fonte dell’interruzione, 3) il tipo di lavoro che l’Infermiere stava svolgendo al momento dell’interruzione, 4) gli effetti dell’interruzione.
Gli infermieri sono stati osservati per 48 ore la settimana, per un totale di 384 ore di lavoro analizzate. I dati ottenuti dalle rilevazioni sono stati analizzati attraverso una statistica descrittiva.
Risultati: sono state osservate 5.325 interruzioni durante il lavoro degli infermieri: di queste 1.430 (26,9%) si sono verificate nel reparto di chirurgia, 1.373 (25,8%) nel reparto di medicina e chirurgia specialistica, 1.316 (24,7%) in terapia intensiva e 1.206 (22,6%) nel reparto di medicina.
Fonte delle interruzioni
Le fonti delle interruzioni del lavoro degli infermieri sono state
raggruppate in:
ambiente in se stesso,
altri infermieri presenti nel turno,
pazienti,
parenti,
motivi legati all’infermiere stesso,
farmacisti o altri professionisti sanitari,
membri dello staff di supporto
altri.
I fattori legati all’ambiente di lavoro in se stesso costituiscono un terzo delle interruzioni totali osservate (n=1741, 32,7%), mentre le interruzioni legate ad altri infermieri costituiscono un quarto delle interruzioni totali (n=1338, 25,1%). Le interruzioni attribuibili a pazienti o a parenti costituiscono rispettivamente l’8,7 % e il 8,4% delle interruzioni. Le interruzioni dovute all’infermiere stesso, ad altri professionisti sanitari e ad altro contribuiscono per piccola parte alle interruzioni totali (25,2%). Anche se non sono state registrate differenze significative tra le fonti delle interruzioni nei quattro reparti studiati, le interruzioni dovute ai parenti sono più frequenti in chirurgia e nel reparto di medicina e chirurgia specialistica, mentre le interruzioni originate dall’ambiente di lavoro in se stesso sono più frequenti nel reparto di medicina. Le interruzioni causate da altri professionisti sanitari sono più frequenti nel reparto di terapia intensiva, mentre gli infermieri del reparto di medicina e chirurgia specialistica hanno riportato i più alti livelli di interruzioni autoindotte (6,1%).
Tipo di interruzioni
I tipi di interruzioni osservati sono stati suddivisi in:
intrusioni, ovvero un incontro inaspettato con una persona che interrompe il flusso e la continuità del lavoro dell’Infermiere provocando un temporaneo stop dell’attività svolta fino al momento dell’incontro
distrazioni, ovvero le reazioni psicologiche provocate da stimoli esterni o ad attività secondare che distolgono l’attenzione dall’attività principale. Generalmente le distrazioni sono generate da attività svolte simultaneamente o da stimoli ambientali che sono irrilevanti ai fini dello svolgimento dell’attività principale.
discrepanze, ovvero le percezioni di incoerenze tra quello che si sa e quello che ci si aspetta di trovare ad un primo colpo d’occhio. Solitamente queste incoerenze sono ritenute dal soggetto importanti sia per lo svolgimento dell’attività principale che per il benessere personale
Pause. Per pausa si intende l’interruzione programmata o spontanea dell’attività lavorativa.
Più di metà delle interruzioni sono state intrusioni (n= 3.160 59,3%), mentre quasi metà delle restanti era attribuibile a distrazioni (n=1513, 28,4%). Complessivamente discrepanze e pause costituiscono il 12,2% del totale. I risultati appaiono significativamente diversi per i quattro reparti (p=0,0001). In particolare le intrusioni sono poco frequenti nel reparto di medicina (n=673) ed elevate in area critica (n=882) ed in  chirurgia (n=876). Le distrazioni ricorrono meno frequentemente in area critica (n=343) e più frequentemente nei reparti di chirurgia e medicina e chirurgia specialistica. Le discrepanze ricorrono soprattutto nel reparto di medicina e chirurgia specialistica (n=192) mentre sono quasi assenti nel reparto di terapia intensiva (n=74). Le pause sono più frequenti nel reparto di medicina e chirurgia specialistica (n=50) rispetto al reparto di terapia intensiva (n=17).
Cause delle interruzioni
Quasi un terzo delle intrusioni si sono verificate nell’area della comunicazione relativamente a: - Cura del paziente (35%) - monitor e pompe (6,7%) - richieste di assistenza (5,9%) - socializzazione (4%) - telefonate per l’infermiere o il paziente (2,7%) - altri professionisti sanitari (1,2%) - campanelli (1%).
Le distrazioni sono state significativamente più basse in area critica (n=89) rispetto al reparto di medicina (n=195).
Lavoro svolto al momento delle interruzioni
Quasi un terzo delle interruzioni si verificano quando gli Infermieri sono occupati nella valutazione del paziente o nell’esecuzione di procedure (n=1704; 32%), mentre il 24,2% si sono verificate mentre gli infermieri erano occupati nella gestione della documentazione clinica. Complessivamente meno del 10% delle interruzioni si sono verificate mentre gli Infermieri si stavano spostando da un posto all’altro, stavano somministrando o preparando la terapia, si stavano consultando con altri professionisti sanitari, stavano lavorando con il materiale infusivo, stavano rispondendo al telefono, stavano svolgendo esami laboratoristici, servizi alberghieri o supporto religioso. Le interruzioni durante la pianificazione delle cure sono significativamente più frequenti nel reparto di medicina rispetto a tutti gli altri reparti, inoltre gli Infermieri del reparto di medicina sono interrotti più frequentemente durante la preparazione e la somministrazione della terapia rispetto agli Infermieri di tutti gli altri reparti.
Risultati delle interruzioni
La maggior parte delle interruzioni ha avuto conseguenze negative (n=4736, 88,9%) mentre solo l’11% ha avuto conseguenze positive. Quasi due terzi delle interruzioni ha causato un ritardo nella conclusione del lavoro che l’infermiere stava svolgendo in precedenza e il 27,4% delle interruzioni ha causato una perdita di concentrazione rispetto al lavoro che doveva essere svolto. Lo 0,9% delle interruzioni ha fatto si che il lavoro restasse incompleto mentre lo 0,2% ha obbligato l’infermiere ad essere coinvolto in più attività contemporaneamente. Nello 0,1% dei casi l’interruzione ha aumentato il rischio di errori con danno al paziente. Vi sono tuttavia alcune interruzioni che hanno avuto un effetto positivo; nel 4,9% dei casi l’interruzione ha aumentato la sicurezza del paziente e nello 0,4% ha migliorato il comfort del paziente o migliorato l’accuratezza delle prestazioni infermieristiche.
Discussione
I risultati ottenuti sottolineano come l’ambiente di lavoro in se stesso e la presenza di altri Infermieri sono le due maggiori fonti di interruzioni delle attività assistenziali. Le interruzioni del tipo intrusione sono maggiori in area critica, sia come effetto dell’alto livello di tecnologia impiegata (interruzioni provocate da allarmi di monitor e pompe infusive), sia per la maggiore instabilità clinica dei pazienti ricoverati.
Dato che la maggioranza delle interruzioni ha avuto effetti negativi e la maggiore criticità dei bambini ricoverati in Terapia Intensiva, è auspicabile ridisegnare i percorsi ed i locali in cui viene erogata l’assistenza in maniera da minimizzare le distrazioni acustiche mantenendo alti i livelli di sicurezza. D’altro canto le intrusioni sono significativamente più basse nel reparto di medicina, dove agli Infermieri è richiesto di assistere bambini con patologie croniche o addirittura alla fine della vita. Nei reparti di chirurgia e medicina e chirurgia specialistica si è verificato il più alto numero di interruzioni dovute a discrepanze, in particolare a causa dello smarrimento di alcuni presidi, o difficoltà nel ritrovamento di presidi riposti nel luogo sbagliato dopo l’uso o la necessità di sostituire la apparecchiature necessarie perché rotte o mal funzionanti.
Inoltre nei reparti di chirurgia e medicina e chirurgia specialistica si sono registrate il più alto numero di interruzioni autoindotte, probabilmente questo è da attribuire alla necessità di gestire le problematiche legate alla strumentazione utilizzata a discapito dell’organizzazione dell’assistenza.